crisi
Il tuo processo creativo è in
IL MONDO VUOLE
OMOLOGARTI
non diventare una
Ti stanno costringendo  a depersonalizzarti. Questo rappresenta la morte dell’essenza del creativo.
L’AI è entrata di peso all’interno delle nostre vite, plasmando il pensiero e la visione, spegnendo la creatività, e tu ti genufletti per la paura che le tue idee non siano all’altezza.

Tutti i creativi della storia hanno dovuto fare i conti con un foglio bianco e hanno creato dei capolavori. L’AI è arrivata per toglierti questo “peso” e tu hai abboccato.
Eo
Questo manifesto rappresenta una nuova generazione di creativi digitali. Una generazione traviata, iperstimolata, insoddisfatta e che dovrà costruirsi un futuro di suo pugno.

L’obiettivo è la nostra piena soddisfazione, l’appagamento massimo, l’estasi, il benessere. Lo raggiungiamo creando, esprimendoci senza l’obbligo di rispettare tendenze estetiche o logiche di mercato asettiche.

Noi resistiamo ad un sistema che ci fa perdere di saturazione e brillantezza.
IN QUESTO CONTESTO, LA
VERA FORZA è NEL
RISCHIO
La macchina perfetta venerata da Marinetti nel futurismo è poco più che un elettrodomestico per noi postbrutalisti.
La macchina serve l’uomo, non è l’uomo che deve servire la macchina. L’intelligenza artificiale è una macchina senza sensibilità, che non prova emozioni e che non percepisce il peso e il rischio dello sbaglio.

Essa rappresenta un mezzo perfetto per delegare azioni noiose e ripetitive a qualcun altro e permettersi più tempo da dedicare al processo creativo.
Noi affrontiamo le emozioni e resistiamo alle paure che il processo creativo genera senza dare conto a nessun altro.

Il foglio bianco diventa da spauracchio di intere generazioni a simbolo per noi postbrutalisti.

È la placenta delle idee. Dove tutto nasce.
Noi aboliamo il principio di autorità, siamo iconoclasti. Il creativo ha sopra di lui solo le idee e il contenuto.
Non esistono idoli, titoli, maestri o modelli da inseguire nella mente del creativo postbrutalista. Il nostro stesso simbolo è qualcosa da sporcare, riempire e magari anche da buttare.

I nostri valori sono l’onestà, l’accessibilità, l’immediatezza, la composizione, la memorabilità, la sintesi, la monumentalità, la cura, la ricerca e la concretezza.
Registrarsi, scrivere, prendere nota di tutto quello che passa nella testa di un creativo è necessario per far sedimentare idee, farle maturare e coglierle al momento giusto.

Ogni pensiero perso è una possibile innovazione sprecata. Le idee non sono mediabili, non si scende mai a compromessi con l’ego di nessuno, né il proprio né quello degli altri.

Il postbrutalismo è autodeterminazione.
Noi, prima di tutti, ascoltiamo noi stessi. Il processo è più importante dell’output.
NON LASCIARE CHE GLI AGENTI MEDINO LE TUE IDEE.
SE SUCCEDE, L'IDEA MUORE.
TU MUORI
I SEI PRINCIPI DEL
POSTBRUTALISMO
Il postbrutalista venera
il contenuto.
Ciò che rende un foglio, una schermata, una tela o un disco memorabile è il contenuto. La forma invecchia, ristagna, è deperibile. Il contenuto vive, insegna e resiste nel tempo. Tra creativo e contenuto vi è un potentissimo rapporto, che va tenuto privato e intimo. Solo in questo modo si raggiunge un risultato vero e onesto, nei confronti delle idee e di chi le ha pensate.
Il postbrutalista non si
lascia influenzare.
L’obiettivo è mantenere la visione personale vergine ma sempre cangiante. L’approccio è inclusivo nei confronti di tutto. Il buon postbrutalista si ritrova ogni giorno in un processo interno di metabolizzazione di stimoli esterni, esso vede ma non osserva, rielabora ma non ricorda, assimila ma non impara. In questo modo il suo processo creativo si stratifica e rende più nitida la visione.
Il postbrutalista è mosso dalla curiosità, non dal collezionismo.
L’immaginario è una selezione automatica del cervello. Gli spazi devono essere neutri ma pieni di cultura. Si entra in contatto con un artefatto una sola volta in maniera approfondita. Il cervello deve prestare attenzione solo alla sostanza del contenuto e deve dimenticarsi della forma che gli è stata costruita attorno. Una volta finito si passa ad altro.
Il postbrutalista mantiene sempre limpide le proprie intenzioni.
L’etica è la mano invisibile che lo guida durante un’azione. Ogni azione deve essere consapevole e ragionata. Le azioni sbagliate stonano in un ambiente di intenzioni giuste. L’azione sbagliata viene sistemata senza remore. Il tempo impiegato a condurre, notare e sistemare un’azione errata funziona da lezione e monito per le azioni successive.
Il postbrutalista non delega il processo creativo alla macchina.
In questo modo il creativo porta rispetto verso le proprie idee e la propria etica. Il meccanismo interno di una macchina è un processo perfetto salvo imprevisti. La macchina crea imprevisti dove il creativo non ha controllo. L’idea, una volta definita, ben argomentata e documentata, può entrare in contatto col mondo esterno. In quel momento la macchina può commentarla, criticarla o bocciarla.
Il postbrutalista riconosce se stesso all’interno della comunità.
L’idea, una volta che l’autore si sente pienamente soddisfatto, DEVE venir condivisa con più persone possibili. Se il tuo prodotto è sincero il mondo intorno sarà sincero. L’elogio è inutile, la critica è riflessione, la collettività è potere. Una volta accolti i commenti il processo creativo ricomincia e continua così attraverso una serie di iterazioni che culmineranno nel momento in cui la soddisfazione personale e ambientale sarà al picco.
Il postbrutalismo esisterà fin quando l’uomo si genufletterà definitivamente alla macchina, quando abbandonerà il rischio.

Finché ci sarà un creativo alla ricerca di idee di fronte ad un foglio bianco le speranze non saranno perdute.