Il postbrutalista venera
il contenuto.
Ciò che rende un foglio, una schermata, una tela o un disco memorabile è il contenuto. La forma invecchia, ristagna, è deperibile. Il contenuto vive, insegna e resiste nel tempo. Tra creativo e contenuto vi è un potentissimo rapporto, che va tenuto privato e intimo. Solo in questo modo si raggiunge un risultato vero e onesto, nei confronti delle idee e di chi le ha pensate.
Il postbrutalista non si
lascia influenzare.
L’obiettivo è mantenere la visione personale vergine ma sempre cangiante. L’approccio è inclusivo nei confronti di tutto. Il buon postbrutalista si ritrova ogni giorno in un processo interno di metabolizzazione di stimoli esterni, esso vede ma non osserva, rielabora ma non ricorda, assimila ma non impara. In questo modo il suo processo creativo si stratifica e rende più nitida la visione.
Il postbrutalista è mosso dalla curiosità, non dal collezionismo.
L’immaginario è una selezione automatica del cervello. Gli spazi devono essere neutri ma pieni di cultura. Si entra in contatto con un artefatto una sola volta in maniera approfondita. Il cervello deve prestare attenzione solo alla sostanza del contenuto e deve dimenticarsi della forma che gli è stata costruita attorno. Una volta finito si passa ad altro.
Il postbrutalista mantiene sempre limpide le proprie intenzioni.
L’etica è la mano invisibile che lo guida durante un’azione. Ogni azione deve essere consapevole e ragionata. Le azioni sbagliate stonano in un ambiente di intenzioni giuste. L’azione sbagliata viene sistemata senza remore. Il tempo impiegato a condurre, notare e sistemare un’azione errata funziona da lezione e monito per le azioni successive.
Il postbrutalista non delega il processo creativo alla macchina.
In questo modo il creativo porta rispetto verso le proprie idee e la propria etica. Il meccanismo interno di una macchina è un processo perfetto salvo imprevisti. La macchina crea imprevisti dove il creativo non ha controllo. L’idea, una volta definita, ben argomentata e documentata, può entrare in contatto col mondo esterno. In quel momento la macchina può commentarla, criticarla o bocciarla.
Il postbrutalista riconosce se stesso all’interno della comunità.
L’idea, una volta che l’autore si sente pienamente soddisfatto, DEVE venir condivisa con più persone possibili. Se il tuo prodotto è sincero il mondo intorno sarà sincero. L’elogio è inutile, la critica è riflessione, la collettività è potere. Una volta accolti i commenti il processo creativo ricomincia e continua così attraverso una serie di iterazioni che culmineranno nel momento in cui la soddisfazione personale e ambientale sarà al picco.